Vivere il tempo senza ansia

il tempo sfugge

INTERVISTA AL PROF. GIOVANNI GOCCI

Come possiamo vivere meglio il tempo in un mondo dove sembra che esso sia diventato la massima fonte di angoscia, di difficoltà? Noi viviamo in un mondo che è guidato da una dimensione di un “Io eroico”.

 Cosa vuol dire questo? Vuol dire semplicemente che questo “io” deve sempre dimostrare di valere, di esistere e nel far questo è rivolto continuamente verso il futuro.

Ed essendo volto continuamente verso il futuro si trascina dietro tutto il passato. In questo modo il nostro “io” crea un ponte, che è collegato al passato, alla nostra storia e va verso il futuro, ma della storia il nostro “io” ricorda fondamentalmente le cose che non è riuscito a fare e con queste si proietta verso il futuro cercando di rimediare o comunque di ottenere tutto quello che non è riuscito a raggiungere. In questo modo salta il presente, e in questo modo dimentica una cosa fondamentale e cioè che nulla esiste se non nell’attimo presente, se non nell’attimo che passa in questo momento, perché li si racchiude tutto: li c’è il passato, c’è il futuro, c’è l’infinito.

Eraclito, in uno dei suoi frammenti, diceva che “il tempo è un dado giocato da fanciulli”.

 Che vuol dire?  “Il tempo è un dado giocato da fanciulli” vuol dire che il tempo è qualcosa che si percepisce solamente stando nel qui ed ora. I bambini quando giocano, non vivono nel passato né nel futuro, sono concentrati totalmente in se stessi, sono all’interno, sono tutto nell’attimo presente perché li avviene tutto.

 Cosa avviene veramente dentro di noi nell’attimo presente? Nell’attimo presente accade che il passato entra dentro e quindi viene assorbito dall’inconscio, cade nel mondo di Ade e li si ferma, si deposita, si trasforma e contemporaneamente ciò che è dentro, ciò che ha a che fare con i nostri contenuti profondi viene fuori, viene visto e questo accade soltanto perché c’è il momento, c’è l’attimo. Il tempo e lo spazio non esistono: questo è anche ciò che accade nell’immensità del cosmo nella Matrix divina, dove tutto è collegato, non esiste un passato, non esiste un futuro, esiste un divenire che è del tempo e dell’attimo presente. Se noi tracciassimo una parabola dall’alfa all’omega, dall’inizio della nostra nascita fino al termine della nostra vita e se in questo attimo tracciassimo una tangente in un punto che è il momento attuale, allora noi scopriremmo che una frazione di secondo prima di questo punto noi stavamo diventando, io sono diventato, ma contemporaneamente sono anche ciò che diventerò quindi sono tutto: io conscio, inconscio, mente, corpo, spirito, passato, futuro, tutto è qui, in questo attimo eterno e infinito, io il cosmo, la totalità, l’eterno, l’infinito sono la stessa cosa, allora io esisto. In questo attimo mi permetto di togliere lo scettro all’Io eroico e lo rendo più umile, e in questo modo accetto, dico di sì al mio destino, lo faccio compiere, perché ci sono, vivo, assaporo intensamente tutto.

 Noi però siamo abituati fin da piccoli a vivere proiettandoci nel futuro e quindi senza questa proiezione nel futuro, senza progetti, senza nove idee, senza realizzare continuamente, ci sentiamo mortificati depressi, tristi, perché ci sembra di non aver futuro. Allora come possiamo fare ad entrare in una dimensione in cui godiamo appieno del presente senza vivere quest’ansia di realizzare il futuro?  In realtà in una maniera molto semplice, ascoltando i sogni che arrivano dentro di noi, che sono anche i nostri progetti. Ma ascoltare i nostri sogni e i nostri progetti non significa spostarci sul quando è come avverrà, ma significa viverlo nell’attimo in cui lo vivo: se io ho un progetto, ho un anelito dentro di me, per esempio potrebbe essere quello di creare un quadro e dipingere, se mi sposto continuamente nel cercare di diventare il grande pittore, allora casco nella trappola, ma se prendo la tela e mi metto lì come un bambino e riempio la tela di colori, allora io vivo il progetto, allora qualche cosa accade.

In geometria si definisce la linea retta come un infinito insieme di punti, ma se noi la guardiamo al microscopio vediamo un punto accanto ad un altro e al contempo vediamo qualcosa che va verso l’infinito che visivamente è un continuum. Questo è un progetto, lo devo vivere istante per istante. Se non sto presente in quello che faccio mi sposto nel passato, con quello vado nel futuro, in questo modo ignoro il presente, mi sale una sensazione di ansia, di tensione e anche di frustrazione, che può aumentare ed aumentando continuamente può creare aggressività, può creare angoscia, fino ad arrivare a quelli che sono gli attacchi di panico.

 Che differenza c’è tra il dire “io voglio raggiungere questo obiettivo” e in questo dar fondo a tutte le mie risorse portandolo avanti con la volontà rispetto al processo che hai descritto tu poco fa?   C’è una differenza fondamentale: io ho comunque un progetto ma mi tengo dentro la tensione, l’energia, la libido, verso quel progetto, so che tutto ciò è nel “qui ed ora”, questa energia è nel presente, la sento. Come diceva don Juan a Carlos Castaneda, quando lui gli chiese ” ma come faccio a vivere, a esistere fino infondo? ” e lui gli rispose candidamente “Devi vivere con la mano sinistra che tiene stretta la mano destra della morte” . In questo modo vivi perché ci sei tutto, perché potrebbe essere l’ultimo istante. Quando al mattino mi alzo devo fare progetti all’infinito che vivo istante per istante, in ogni istante che nasce vivo il progetto che si compie in quell’attimo, e quindi c’è una morte che rinasce e si ricompie.

 Questo significa che, se ho capito bene, quando sorge nel cuore un progetto, un’idea, una cosa a cui anelo e la tengo lì nel mio cuore, sto nel presente, mi guardo intorno, vedo cosa succede, se vedo la possibilità faccio anche delle azioni verso questo progetto. Ma quando ti trovi le strade sbarrate comè opportuno muoversi? È meglio insistere quando si ha un desiderio, non arrendersi mai o cambiare strada quando l’ambiente esterno ti manda messaggi avversi e muoversi anche a seconda di quello che capita? Per rispondere a questo quesito occorre fare comprendere prima la differenza che c’è tra presa di coscienza e consapevolezza. Quello che tu hai detto significa che io, per realizzare il mio progetto ho la coscienza, cioè sono cosciente di quello che voglio, di come, quando e dove realizzarlo, questa però è solo una presa di coscienza, molte volte un progetto in parte lo si fa, in parte non lo si fa e si rimane incastrati in questo meccanismo simile ad un cane che si morde la coda, perché non si è consapevoli. Diventare consapevoli significa uscire dal meccanismo di presa di coscienza ed entrare dentro le emozioni, le sensazioni che sono dentro di noi, cadere nei nostri contenuti più profondi, inconsci, dove li c’è la radice di tutto, li ci sono le origini, li c’è il grande uomo, li c’è il grande istinto che opera dentro di noi e nel grande istinto che opera dentro di noi ci sono i tre cervelli : il rettiliano ( sede dei meccanismi primordiali di sopravvivenza es.attacco-fuga…), il limbico ( sede delle emozioni), la corteccia ( sede della ragione), che si coagulano e collaborano contemporaneamente. Se quindi so ascoltarmi fino infondo, se sono consapevole di un mio bisogno profondo allora faccio scattare quello che da sempre chiamo l’atto psichico, cioè con cuore fermo faccio nel presente ora, sapendo che ora tutto questo mi fa esistere e mi riconcilia con me stesso. Può darsi che tra un attimo sia un’altra cosa, domani sia ancora un altra, ma io ora ci sono e sono ciò che compio.

 E rispetto agli ostacoli che mi si frappongono lungo la strada?  Li ascolto, mi fermo, metto una pausa, e faccio un atto di consapevolezza e di presenza: io ora in quest’ora del giorno, vestito così, con questo umore che mi ritrovo, sono qui, sono questo, mi accade questo, vivo questo, in questo momento con tutto ciò che sono, cosa posso fare o sono in grado di fare? …E mi impegno a farlo. 

Tutto questo lo si può semplicemente chiamare essere in armonia.